Dal 1° aprile 2025 ci sono importanti novità per chi percepisce una pensione e ha familiari che richiedono l’Assegno di Inclusione. Cambiano i limiti ISEE e i criteri di compatibilità. Ecco cosa sapere per non perdere il diritto ai benefici.
L’Assegno di Inclusione (ADI) è la misura che ha sostituito il Reddito di Cittadinanza, e dal 2024 viene erogato a famiglie in difficoltà economica, con presenza di minori, anziani o disabili. Ma molti pensionati si chiedono: posso percepire l’ADI se ricevo una pensione? Posso farne richiesta per un familiare a carico? E se lo prende mio figlio, rischio di perdere l’integrazione al minimo? Da aprile 2025, con l’aggiornamento delle soglie ISEE e dei parametri reddituali, ci sono nuove regole da tenere d’occhio. In questo articolo vediamo in modo semplice e chiaro cosa cambia per i pensionati, quando l’Assegno è compatibile e come evitare errori che possono portare alla sospensione di altri benefici.
Assegno di Inclusione: come funziona nel 2025
L’Assegno di Inclusione spetta alle famiglie che rispettano questi requisiti principali:
Presenza di almeno un minorenne, un anziano over 60 o un disabile
ISEE inferiore a 9.360 euro
Reddito familiare annuo inferiore a:
6.000 € (8.640 € se in affitto)
7.560 € per famiglie con disabile (10.080 € se in affitto)
L’importo può arrivare fino a 6.000 euro annui, più un contributo per l’affitto fino a 3.360 €.
È compatibile con pensioni di invalidità civile, assegni sociali o pensioni basse, ma solo se il reddito familiare complessivo resta nei limiti.
Il pagamento avviene tramite la Carta di Inclusione, utilizzabile per acquisti essenziali (alimentari, bollette, affitto).
Se sei pensionato: ecco quando puoi avere l’ADI
Puoi avere l’Assegno di Inclusione anche se percepisci una pensione, ma solo in certi casi:
Se la tua pensione è bassa (inferiore a 600 euro mensili)
Sei anziano solo o vivi con altri familiari disoccupati o invalidi
Se il tuo ISEE familiare è inferiore a 9.360 euro
L’ADI non è cumulabile con pensioni superiori a queste soglie, né con altri sussidi come il REI estero. Tuttavia, non viene scalato automaticamente: devi presentare una domanda online sul sito INPS, oppure con l’aiuto di un CAF.
In molti casi, l’ADI può essere ricevuto dal nucleo familiare anche se un membro prende la pensione, a patto che l’ISEE sia aggiornato e i redditi rientrino nei limiti.
Attenzione: chi riceve l’ADI deve sottoscrivere un “patto di inclusione”. I pensionati sono esonerati da obblighi lavorativi, ma devono comunque essere inclusi nei percorsi sociali (visite, controlli, ecc.).
Cosa controllare per non perdere altri benefici
Molti pensionati temono che richiedere l’ADI per sé o per un familiare possa bloccare altri sussidi, come:
Assegno sociale
Pensione integrata al minimo
Invalidità civile
La chiave è tutta nell’ISEE familiare. Se ricevi una pensione minima e un tuo familiare fa domanda per l’ADI, è importante:
Aggiornare l’ISEE in modo corretto
Verificare che non vengano superate le soglie di reddito complessivo
Comunicare eventuali variazioni (convivenze, separazioni, redditi extra)
In caso di errori o omissioni, l’INPS può sospendere l’ADI o altri trattamenti, chiedendo anche la restituzione delle somme già erogate.
Il consiglio? Rivolgiti a un CAF o patronato, che saprà indicarti come comportarti in base alla tua situazione. Nel 2025 le regole cambiano spesso, ma con i documenti in ordine puoi ottenere tutto ciò che ti spetta.